• Apr 10, 2026
  • 3 minutes

Editoriale della Presidente di 

Planet of Diversity ODV

Ci sono battaglie che non si scelgono. Ci sono realtà che non si studiano soltanto, ma si vivono. La Presidente di Planet of Diversity, Dott.ssa Gesualda Finizio, sente il dovere di accendere un faro su una problematica troppo spesso ignorata: il futuro delle persone con disabilità dopo la fine della scuola e, soprattutto, dopo la famiglia. Come ci ricorda Lucio Dalla: “E anche se non siamo niente, siamo qualcosa.” Una frase che oggi diventa un grido silenzioso per tutte quelle persone che rischiano di essere dimenticate. Fino ai vent’anni esiste un sistema, imperfetto ma presente: scuola, sostegno, BES e tutele normative garantiscono accompagnamento e direzione. Poi tutto si interrompe. Finisce la scuola, finisce il sostegno, finisce il percorso. E inizia il vuoto. Ed è qui che emerge la contraddizione più grande: se oggi fatichiamo a garantire continuità a servizi essenziali come logopedia, psicomotricità o supporto scolastico, come possiamo pensare di garantire un progetto di vita stabile quando queste persone saranno adulte e la famiglia non ci sarà più? A questo si aggiungono difficoltà strutturali ancora irrisolte: accesso limitato al lavoro per le persone con disabilità, soprattutto con fragilità cognitive lievi, presenza diffusa di barriere architettoniche nelle attività commerciali e nei servizi, e una scarsa rappresentanza nei ruoli decisionali e nelle cariche pubbliche. I numeri sono chiari. Nei Paesi più avanzati l’investimento nell’assistenza a lungo termine supera il 3%–4% del PIL (Paesi Bassi 4,1%, Svezia 3,7%, Danimarca 3,2%, Belgio 3,1%), mentre la media dei Paesi sviluppati è circa 1,8% del PIL. L’Italia resta sotto, tra 1% e 1,7%, confermando un modello ancora fortemente basato sulla famiglia (fonte: Organisation for Economic Co-operation and Development – Long-Term Care Expenditure; World Health Organization). Ma cosa succede quando la famiglia non c’è più? Nel mondo gli scenari sono diversi: vita indipendente supportata, strutture residenziali o affidamento a familiari. In Italia la situazione è critica: circa il 29% delle persone con disabilità vive da sola e circa il 9% con genitori anziani, mentre una quota significativa di persone con disabilità grave sopravvive ai propri familiari (fonte: Istituto Nazionale di Statistica – condizioni di vita delle persone con disabilità). Il problema non è futuro. È già presente. E dentro questo vuoto si consuma un’altra realtà, più silenziosa: quella delle famiglie lasciate sole. Quando il sistema si ferma, tutto si sposta dentro casa: aumentano le responsabilità, cresce la stanchezza, si accumula la solitudine. Possono nascere tensioni, conflitti, situazioni complesse che nessuno vede e, nei casi più estremi, episodi di violenza domestica, non per colpa ma per assenza di supporto. A livello globale, inoltre, le persone con disabilità vivono condizioni di maggiore vulnerabilità: oltre 1 miliardo di persone nel mondo convive con una disabilità e registra livelli più alti di povertà, minore accesso al lavoro e ai servizi essenziali (fonte: United Nations; World Bank). Esiste un “prima”, ma manca un “dopo”. Ed è lì che nasce il vero buco nero dopo di noi: mancanza di autonomia, assenza di lavoro, dipendenza economica e isolamento sociale. Planet of Diversity ODV nasce per colmare questo vuoto con un modello concreto basato su tre pilastri: Creativity Labs, laboratori inclusivi che sviluppano competenze reali; Diversity Care, supporto emotivo e psicologico per persone e famiglie; Autonomia e Lavoro – Dopo di Noi, un progetto che costruisce percorsi di indipendenza, inserimento lavorativo e continuità di vita. All’interno di questo sistema, il progetto SoleMare rappresenta uno strumento concreto di sostenibilità: attraverso la produzione e la vendita dei prodotti, insieme alla raccolta fondi, contribuisce direttamente alla realizzazione di questi percorsi. Perché il futuro delle persone con disabilità non può essere lasciato al caso, non può dipendere solo dalla famiglia: deve diventare una responsabilità collettiva. Per questo chiediamo il vostro supporto. La raccolta fondi servirà per creare percorsi di autonomia reale, attivare laboratori inclusivi, sostenere famiglie in difficoltà, costruire opportunità di lavoro, abbattere le barriere e garantire continuità di vita “dopo di noi”. Anche un piccolo contributo può fare la differenza. Perché dietro ogni numero c’è una persona, dietro ogni fragilità c’è una vita, e anche quando il sistema non vede… “E anche se non siamo niente, siamo qualcosa.”

Dott.ssa Gesualda Finizio – Presidente Planet of Diversity ODV

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