Editoriale della Presidente di Planet of Diversity ODV – Gesualda Finizio
Ci sono mancanze che nessuno vede, mancanze che nessuno racconta e silenzi che fanno più rumore delle parole. Come nella visione di Lucio Dalla, il mare non è solo acqua, ma coscienza, verità nascosta, tutto ciò che la società evita di guardare fino in fondo. Oggi quel mare ha un nome preciso: disabilità, violenza, esclusione e inclusione solo apparente. Nel mondo oltre 1 miliardo di persone vive con disabilità, pari a circa il 16% della popolazione globale (World Bank – worldbank.org). Ma dietro questo numero ci sono vite, famiglie, storie che ogni giorno si scontrano con barriere invisibili e concrete. Tra le realtà più gravi c’è quella delle donne con disabilità, che secondo UN Women sono da due a tre volte più esposte alla violenza rispetto alle altre donne (unwomen.org). Non si tratta solo di violenza fisica o sessuale, ma anche di forme più subdole: isolamento, controllo dei farmaci, negazione degli ausili, ricatto assistenziale. Una violenza spesso invisibile e difficilmente denunciata. L’OMS evidenzia inoltre che questi fenomeni sono ancora sottostimati a livello globale. Ma la violenza è solo una parte del problema. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riconosce il diritto alla partecipazione politica e all’accesso alle cariche pubbliche (un.org), ma nella realtà esiste ancora un forte divario. Le persone con disabilità, soprattutto cognitive o psicosociali, incontrano ostacoli concreti: seggi non accessibili, linguaggi complessi, mancanza di supporti e pregiudizi culturali. L’OHCHR parla chiaramente di un “soffitto di cristallo” che limita la partecipazione (ohchr.org). Le persone con disabilità intellettiva e psicosociale sono le più escluse: minore accesso al lavoro, ridotta partecipazione sociale e quasi assenza nei ruoli decisionali (UN DESA – social.desa.un.org; UNDP – undp.org). Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa l’80% delle persone con disabilità è in età lavorativa, ma resta escluso dal mercato del lavoro per barriere strutturali e culturali (ilo.org). Questo significa che milioni di giovani non trovano spazio non per mancanza di capacità, ma per mancanza di opportunità. L’inclusione globale resta fragile: accesso limitato all’istruzione inclusiva, partecipazione culturale ridotta e discriminazione multipla per donne, migranti e minoranze (UNESCO – unesco.org; UN Women – unwomen.org). Anche in Italia, secondo ISTAT, le persone con disabilità partecipano meno alla vita sociale e hanno maggiori difficoltà di accesso a lavoro e servizi. Quando la disabilità si intreccia con povertà, genere o contesto sociale, si crea una doppia o tripla esclusione. La verità è che il problema non è la disabilità. Il problema è un sistema che non si adatta alle persone, che parla di inclusione ma non la realizza davvero.
Ma questo non è solo un problema delle istituzioni. È anche una responsabilità collettiva. Siamo noi che spesso non facciamo il primo passo, che non sappiamo come avvicinarci, che restiamo distanti. Siamo noi inabili, che pur avendo la possibilità di dare, non diamo. Non solo a livello economico, ma umano, sociale, relazionale. Non ascoltiamo, non includiamo, non costruiamo relazioni. E così l’inclusione resta una parola.
Per questo i nostri progetti nascono come risposta concreta. I Creativity Labs creano spazi inclusivi dove le persone possono sviluppare competenze, relazioni e autonomia. Diversity Care offre supporto continuo a famiglie e persone vulnerabili, creando una rete reale. Il progetto SoleMare trasforma il lavoro in inclusione, creando opportunità, dignità e partecipazione. Non sono iniziative isolate, ma un sistema pensato per costruire inclusione reale. Tutto questo è possibile grazie alla raccolta fondi, che rappresenta un investimento sociale concreto. Ogni contributo permette di creare opportunità, abbattere barriere e dare voce a chi oggi non viene ascoltato.
E allora oggi non chiediamo solo attenzione. Chiediamo partecipazione. Alle famiglie di unirsi, alle persone di sostenere, alla società di fare un passo avanti. Perché l’inclusione non può restare in superficie. Deve diventare realtà.
Come canta Lucio Dalla, “è chiaro che il pensiero dà fastidio”. Ma è proprio da quel pensiero che dobbiamo ripartire.
L’inclusione non è un favore. È un diritto.
E soprattutto è una responsabilità di tutti.
L’inclusione non si racconta.
Si costruisce. Insieme.
Gesualda Finizio
Presidente – Planet of Diversity ODV
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