Editoriale della Presidente di Planet of Diversity ODV – Gesualda Finizio
Non tutte le solitudini fanno rumore. Alcune sono silenziose, profonde, invisibili. Sono quelle dei giovani con disabilità. In un mondo dove siamo tutti connessi, dove le relazioni sembrano immediate e accessibili, esistono ragazzi che restano fuori da ciò che conta davvero: amicizie, relazioni, affetti, fidanzamenti, appartenenza. Questa è una delle mancanze più gravi del nostro tempo. Nel mondo oltre 1 miliardo di persone vive con disabilità, pari a circa il 16% della popolazione globale (World Bank – worldbank.org), e una parte significativa è composta da giovani. In Italia, secondo ISTAT, oltre 3 milioni di persone convivono con una disabilità e presentano una minore partecipazione alla vita sociale, culturale e relazionale. Le persone con disabilità partecipano meno ad attività ricreative, hanno meno occasioni di socializzazione e sono più esposte al rischio di isolamento. Nei giovani questo dato diventa ancora più grave, perché è proprio nell’età della crescita che si costruiscono identità, relazioni e sicurezza personale. Secondo UNESCO e World Health Organization, i giovani con disabilità hanno maggiori probabilità di vivere isolamento sociale, esclusione dai gruppi, difficoltà relazionali e marginalizzazione. Questo accade perché mancano spazi realmente inclusivi, la società non è educata alla diversità, esistono ancora pregiudizi e spesso le persone non sanno come relazionarsi. Ma la verità più dura è un’altra: molti giovani con disabilità non vengono esclusi in modo diretto, vengono semplicemente non inclusi. Non vengono cercati, non vengono coinvolti, non vengono scelti. E allora iniziano a chiudersi, a smettere di provarci, a sentirsi invisibili. Questo incide profondamente anche sulla sfera affettiva: molti giovani con disabilità incontrano enormi difficoltà nel costruire relazioni sentimentali, nel sentirsi desiderati, riconosciuti e scelti. Spesso vengono visti prima per la loro condizione e solo dopo come persone, e questo genera insicurezza, paura del rifiuto e rinuncia alle relazioni. Il problema è anche strutturale: mancano luoghi di aggregazione reali dove questi ragazzi possano incontrarsi, crescere e continuare il processo di inclusione. Terminato il percorso scolastico, troppo spesso tutto si interrompe e lascia spazio al vuoto. A livello internazionale, secondo United Nations Development Programme e UNICEF, le soluzioni più efficaci sono la creazione di spazi inclusivi e comunitari, l’educazione all’inclusione, il supporto tra pari, l’inserimento lavorativo e il supporto alle famiglie. Tuttavia queste soluzioni non sono diffuse in modo capillare e spesso non garantiscono continuità nel tempo. La verità è che le relazioni non nascono da sole, vanno costruite. Ed è proprio su questa consapevolezza che si basa il lavoro di Planet of Diversity ODV. I Creativity Labs rappresentano una risposta concreta: spazi inclusivi dove i giovani possono incontrarsi, collaborare e costruire relazioni autentiche. Non semplici attività, ma esperienze condivise che sviluppano empatia, appartenenza e crescita personale. Diversity Care offre supporto continuo alle famiglie e ai ragazzi, creando una rete che evita isolamento e chiusura. Il progetto SoleMare introduce il lavoro come strumento di relazione, dignità e inclusione sociale. Lavorare insieme significa creare legami, sentirsi parte di un gruppo e costruire autonomia. Tutto questo è possibile grazie alla raccolta fondi, che non rappresenta beneficenza ma un investimento sociale concreto. Ogni contributo permette di creare spazi, opportunità e relazioni reali. Senza risorse, questi luoghi non esistono e senza questi luoghi le relazioni non nascono. Per questo oggi l’invito è chiaro: partecipare, sostenere, contribuire. Non solo economicamente, ma anche umanamente, socialmente, concretamente. Perché il cambiamento non avviene da solo. La verità è che il problema non è solo la disabilità, ma la distanza che la società crea. Siamo noi che non facciamo il primo passo, che non includiamo davvero. E allora sì, siamo anche noi inabili, inabili a comprendere, a includere, a dare. Alle famiglie diciamo di non chiudersi. Ai giovani di non smettere di provarci. Alla società chiediamo di fare un passo avanti e sostenere concretamente questi progetti. Perché nessun giovane dovrebbe crescere senza amicizie, senza relazioni, senza amore. Nessuno dovrebbe sentirsi invisibile. L’inclusione non è teoria, è relazione. E la relazione si costruisce insieme.
Gesualda Finizio
Presidente – Planet of Diversity ODV
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